L’assemblea dei lavoratori dell’Esab di Mesero ha approvato l’accordo raggiunto nei giorni scorsi dalle rappresentanze sindacali.
Dopo quindici giorni di permanenza sul tetto è finita la protesta dei sei lavoratori dell’azienda di proprietà della multinazionale Charter.
Un accordo arrivato al termine di serrate trattative per migliolare le condizioni degli 85 operai messi in mobilità dall’azienda. “Abbiamo migliorato le condizioni d’uscita, sopratutto per chi verrà accompagnato alla pensione (integrazione fino al 90% dello stipendio), per gli altri 2 anni di cassa integrazione ed incentivo all’esodo di 24.000 euro per chi va in mobilità volontaria. Niente garanzie per quelli che vengono ricollocati presso la sede di Peschiera Borromeo. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?”. E’ questo il commento rilasciato sul loro blog dai lavoratori saliti in cima al tetto.
Parere concorde anche da parte del coordinatore nazionale Cub Walter Montagnoli: “L’accordo con l’Esab contiene luci e ombre, ma è il massimo che si poteva ottenere”. Domani al ministero del Lavoro di Rpma è prevista la firma del verbale per l’avvio della procedura della cassa integrazione.
Sarebbe a un passo dal lieto fine anche per i 49 operai della Insee di Milano. E’ stato infatti raggiunto l’accordo tra il gruppo Camozzi, che rileverà l’impianto, e due società per impedire la cessione già perfezionata dei macchinari. Le due imprese hanno rinunciato a esercitare i propri diritti sui macchinari in precedenza acquistati in modo che possano essere ceduti alla Camozzi. Ora l’ultimo ostacolo è rappresentato dal Comune di Milano, che deve esprimersi sul destino urbanistico dell’area di via Rubattino in cui ha sede l’Insee. A parlare di “soluzione a portata di mano” per la Insee è stato il prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi che si è detto dispobibile a sedersi al tavolo di trattativa. «Sono disponibile – ha assicurato Lombardi – a ogni tavolo di mediazione. Ho soltanto chiesto una precondizione: che mentre si discute e si tratta non si resti sui tetti degli stabilimenti, anche per rispetto del bon ton istituzionale». “Le proteste, anche quelle clamorose e rumorose, – è stata la replica del consigliere regionale Luciano Muhlbauer – non possono essere considerate in nessun caso un problema di ordine pubblico. Tanto meno, sono un ostacolo alla ricerca di soluzioni”.
“Anzi, le proteste di queste settimane e giorni – continua il consigliere nel suo comunicato – esprimono non solo la determinazione di volersi battere per il proprio posto di lavoro, ma anche la stanchezza per il troppo tempo passato senza che si vedessero trattative o impegni istituzionali seri e convincenti.
