Via Rubattino, periferia est di Milano. Una strada dritta e triste tagliata dal viadotto della tangenziale est milanese. Per arrivarci con i mezzi pubblici bisogna prendere un autobus che dalla stazione di Lambrate attraversa viuzze piene di negozi gestiti da africani o asiatici. Arrivati in Via Rubattino, la vista è alquanto desolante.
Un supermercato e un quartiere residenziale hanno preso il posto di una parte delle grandi fabbriche che un tempo davano lavoro a migliaia di operai. Il resto sono capannoni circondati da macerie, pronte a lasciar spazio a nuove costruzioni.
La storia
E’ qui che troviamo la Innse Presse, una fabbrica siderurgica che un tempo dava lavoro a cinquecento operai. Da oltre un anno lo stabilimento è presidiato giorno e notte dai 50 lavoratori rimasti, convinti che è ancora possibile riottenere il proprio posto di lavoro. Tutto è cominciato tre anni fa, quando un industriale di Torino, Silvano Genta, comprò a prezzo stracciato la Insee, che si trovava in amministrazione controllata. Con 700mila euro Genta diventò padrone della fabbrica e di tutti i suoi macchinari, dichiarando in tutte le sedi istituzionali di volerla rilanciare. Il 31 maggio 2008 però l’industriale piemontese decise di stracciare le promesse, aprendo le procedure di mobilità per tutti i lavoratori. Questi, decisi a non mollare, si presentarono davanti ai cancelli della fabbrica e la occuparono, continuando a lavorare e a gestire in maniera autonoma la produzione. Intanto si cercava una possibile soluzione, dopo che il 26 agosto Genta aveva deciso di licenziare i lavoratori, diventati nel frattempo 49 perchè nel frattempo Giuseppe era morto in seguito a un infarto causato probabilmente dalla stressante situazione degli ultimi periodi. L’occupazione della fabbrica durò fino all’alba del 17 settembre, quando davanti ai cancelli della Innse si presentarono le forze di polizia per mettere sotto sequestro i capannoni. Da quel giorno i 49 operai della Insee presidiano giorno e notte i cancelli dello stabilimento in via Rubattino 81, dopo aver riadattato la portineria posta all’ingresso della Innocenti.
Dieci mesi di presidio passati tra incontri in Regione, Provincia e Prefettura per cercare di risolvere una situazione intricata, con un padrone intenzionato solamente a vendere i macchinari nonostante l’interessamento di alcuni industriali disposti a rilevare il sito produttivo. Nel corso dell’inverno per ben due volte gli operai sono riusciti a respingere il padrone, che accompagnato dai suoi uomini voleva portare via le macchine da lavoro per venderle al miglior offerente. La resistenza dei lavoratori non è stata risparmiata nemmeno dalla polizia che il 10 febbraio caricò a manganellate gli operai che tentavano di opporsi all’ingresso delle ruspe e dei camion di Genta, il quale poche settimane dopo tentò di sabotare i macchinari entrando di nascosto all’interno dello stabilimento.
Gli ultimi sviluppi
E’ di pochi giorni fa la notizia che Genta “il rottamaio” (così lo chiamano gli operai) è riuscito a vendere qualche macchinario tanto che qualcuno si è presentato davanti ai cancelli in compagnia dell’ufficiale giudiziario per entrare a presendersi quanto acquistato. Anche questo tentativo è stato respinto e ora il decreto di smontaggio è nella mani della Prefettura che deciderà quando e come smobilitare la fabbrica. “Noi siamo decisi a non far mettere mano sul macchinario finchè è aperta la porta di una ripresa della fabbrica – spiegano gli operai della Innse in una nota – ma da soli non possiamo farcela. Centinaia di operai sui cancelli, il giorno del prossimo colpo di mano, convinceranno tutti che è meglio desistere da questa prova di forza”. Una prova di forza concentrata in poche parole. Quelle che campeggiano sul muro posto all’entrata del presidio: “Giù le mani dalla Innse”.

[...] movimento. Già alle sei del mattino arrivano le prime camionette e gli operai di turno nel presidio che va avanti da 15 mesi capiscono subito. “Sono venuti a sgomberarci” . Uno sgombero a sorpresa visto che [...]